Il 28 marzo, alle 7:50 ora locale, il Myanmar è stato scosso da un potente terremoto di magnitudo 7,7, seguito da un altro di magnitudo 6,4. Edifici crollati, villaggi devastati e un numero in crescita di feriti e vittime.
Ci scrive suor Rosanna Favero, nostra referente per i progetti di solidarietà in Myanmar:
“Venerdì 28 marzo ho ricevuto un messaggio da Sr. Pansy, dal Myanmar: “Abbiamo avuto un terremoto molto forte, ha fatto tremare tutto il Myanmar.” Il cuore ha sobbalzato. Poi, il silenzio.
Le linee telefoniche sono rimaste mute, mentre le notizie del disastro e le prime immagini tragiche iniziavano a diffondersi. L’ansia cresceva, alla ricerca di notizie sulle nostre consorelle, sulle bambine, le ragazze, i giovani e i rifugiati di cui si prendono cura.
Come se non bastassero già quattro anni di guerra a tormentare le loro vite, ora si aggiungono le nuove emergenze create dal terremoto: un’altra ferita su un corpo già martoriato.
Il terremoto ha reso ancora più precaria la sopravvivenza.
Dove trovare riso, acqua e beni di prima necessità ora che le strade sono distrutte, i ponti crollati, i trasporti interrotti e i depositi di riso ridotti in macerie?
Come affrontare le malattie che nei campi sono già numerose e che ora, con la mancanza d’acqua e di medicinali, rischiano di dilagare?
Ma la preoccupazione più grande è il cibo.
Sr. Pansy ha detto: “Dobbiamo iniziare a cercare… capire dove e come provvedere. Le poche risorse disponibili saranno come gocce d’acqua in un terreno assetato.”
Mentre il numero delle vittime continua a salire, con previsioni di decine di migliaia, e si aggiorna con fatica l’elenco dei danni alle infrastrutture, soprattutto nelle città, le nostre suore cercano di fare il punto su ciò che è necessario per affrontare questa nuova emergenza. E chiedono aiuto.
La priorità assoluta è trovare cibo, acqua e medicinali.
Sr. Pansy ha raccontato le lacrime della gente che vive nei Campi vicini, in abitazioni di bambù, legno e tendoni di plastica. Davanti alla chiesa di Howan, colpita dal terremoto, hanno detto con dolore: “Avevamo solo quel luogo per pregare. Ora abbiamo perso anche quello.”
Eppure, tra le macerie, la fede non si spegne. Anzi, si rafforza.
Chiedono aiuto, hanno bisogno di ciò che permette loro di sopravvivere.
Hanno bisogno di tutti noi: non solo per affrontare le urgenze del momento, ma per mantenere viva la speranza di un futuro di pace.
Oggi il mondo intero parla del Myanmar. Ma quando i riflettori si spegneranno? Quando il terremoto non farà più notizia? Il popolo del Myanmar continuerà a soffrire, schiacciato da divisioni interne, scelte e decisioni che favoriscono solo pochi e schiacciano l’esistenza di molti.
Che la loro voce non venga dimenticata.
Sr. Rosanna Favero, AMSS
31 Marzo, 2025
Intestatario conto: Associazione Via Pacis Onlus
Causale: Erogazione liberale terremoto Myanmar
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